Tango

Nuovo tema per la sezione photobook, iniziamo infatti, con la sezione “stili di danza“, il tango.

 

 

 

 

Storia del Tango

(https://miloghe.wordpress.com/storia/storia-del-tango/)

Il tango è un ballo popolare che significa incanto ed eleganza. Ai suoi inizi però il tango era molto differente, poiché era il ballo degli argentini poveri. Oggi il tango si balla iln tutti i paesi del mondo.

Il termine “tango” iniziò a diffondersi a Buenos Aires verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afroamericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant’anni dopo.

Ecco il perchè: Nell’800 Buenos Aires è la città dove “far fortuna”. Nonostante la durezza dei lavori disponibili, data la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti “Orilla”, creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventata l’ingrediente magico di un processo creativo.

Buenos aires fine 800

L’Argentina divenne sempre più un paese di immigrati, la cui componente italiana fu quella maggioritaria. Nel periodo che va dal 1880 a prima della seconda guerra mondiale nel 1914, gli ingressi in Argentina furono di oltre 2 milioni di persone.

Nel 1885 il censimento degli abitanti di Buenos Aires metteva in evidenza che su un totale di 663.854 abitanti il 27,3% fossero di origine italiana seguiti dal 22,6% di portenos. Vi era anche un 12% di spagnoli, oltre a francesi, inglesi, tedeschi, austriaci, russi, turchi, svizzeri, belgi, polacchi e uruguaiani.

Nei vicoli dell’Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusione e disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall’oppressione, sentimento forte espresso in canzoni, cantate in “Lunfardo“, il dialetto degli emarginati, sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall’Italiano.

Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni. Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell’avversità. La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell’uomo. E la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.

LE ORIGINI
Alle origini del tango argentino troviamo il canyengue, intorno al 1880. Tipici i movimenti rapidi e corti (arraballero). Soppiantato negli anni quaranta.

La gente della pampa, i Gauchos, portano la Payada, un’antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il Payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la Habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l’andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l’uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la Milonga (che in Spagnolo significa festa), e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo.

Dal porto di Buenos Aires arriva anche il Candombè, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.

Se vuoi continuare a leggere… clicca qui

 

 

Gif realizzata da Maeva
Precedente Lady Afro Successivo Le mille e una notte